WhatsApp Image 2022-03-16 at 12.16.38.jpeg

LUNEDI 14 marzo

“ La guida e i viandanti sono svaniti nel nulla, trasformandosi nella via.”

Farid Ad-Din Attàr, il verbo degli uccelli.

 

EUGENIO TIBALDI

GUIDA

Sei tu il mio invitato speciale, la guida. Sei la persona che ha deciso di incuriosirsi rispetto alla mia pratica, di avvicinarsi di cercare qualcosa.

Non sono mai sicuro di nulla, il mio è un pensiero fragile, traballante fatto di piccoli movimenti. Passi incerti in cerca di una via, di un possibile filo in grado di dare un significato al mio incedere.

Con il tempo ho scoperto che in ogni mio lavoro compio una confessione, abbandono un ossessione. Trattenere in me quel pensiero, nel tentativo di affilarlo, avrebbe costruito vortici sterili, elucubrazioni mentali fine a se stesse. Il tentativo di renderlo certo, preciso, eterno lo avrebbe sfinito e svilito. Averlo ceduto, lasciato andare, essermene liberato, mi da un'ebrezza, un'euforia simile a quando si svuota un cassetto ed allora compare la possibilità di poterlo riempire ancora. Il lieve dolore di sapere che il suo contenuto sarà violato da altri si mescola alla gioia di aver allontanato un qualche tormento.

Un senso di smarrimento si impossessa di me ogni volta che sento cosa gli altri vedono in quel pensiero. Lo stupore non smette mai nel notare come lo sguardo altro sia parte attiva nella costruzione dell'immaginario, quel tradimento alla sua genesi, quel rimaneggiamento, conferisce sfumature, mi restituisce una lettura migliore, diviene così la sua unica possibilità di vita.

In queste trasformazioni avviene anche una sorta di restituzione, sconosciuti mi danno la loro confessione, appoggiandosi ad una presunta vicinanza ridefiniscono i contorni dell'oggetto. Gli sguardi fanno loro il mio lavoro e lo usano per la stessa ragione per cui io l'ho fatto.

In questo processo si cela una magia data dall'illusione che quel  pensiero, nella sua fragilità, possa essere di altri in eterno, dal altri amato, frainteso, cambiato, tradito e frustrato:

Vivo.

 

 

 

 

grazie

Eugenio Tibaldi

EUGENIO TIBALDI

Artista da sempre attratto dalle dinamiche e dalle estetiche marginali, dal complesso rapporto fra economia e paesaggio contemporaneo. Nato ad Alba CN, nel 2000 si trasferisce nell'hinterland napoletano dove inizia un lavoro che indaga uno dei territori più plastici e dinamici d'Italia ed a tracciare una sorta di mappa dell'informalità. Il margine inteso come condizione spesso più mentale che geografica. Attraverso lo studio del margine attiva una dinamica processuale che applicata alla ricerca artistica permette l'emersione di estetiche alternative. In questi anni ha lavorato su Istanbul, Napoli, il Cairo, Roma, Salonicco, Berlino, Verona, l'Avana, Bucarest, Torino, Caracas, Bruxelles, Tirana, Addis Abeba.

Fra le esposizioni : Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, (2007), Manifesta 7, Bolzano (2008),International Centre of Contemporary Art, Bucarest (2009),Museo Madre, Napoli (2010) Thessaloniki Biennale of Contemporary Art (2013), XII Biennale de L'Avana (2015), Museo Ettore Fico, Torino (2016), Palazzo del Quirinale (2017), Museum MCDA Manila, (2017), IIC new York (2017). Museo MAXXI, Roma (2018), Biennale di Venezia, Padiglione Cuba (2019), Museo del 900 Milano (2019), Galleria Nazionale di Roma (2020), Zoma Museum Addis Ababa (2020),Tenuta dello scompiglio Lucca (2021), Parco dell'arte vivente Torino (2021) .

Ha frequentato (CSAV), Fondazione Antonio Ratti, Como, Domus Academy ad Istanbul, è stato Affiliated Fellowship presso l’American Academy di Roma.

Sue opere sono esposte in istituzioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Attualmente Vive e lavora a Torino.

GUIDA

L'identità della guida rimarrà segreta fino alla fine della serata, ho preso questa decisione perché desidero che nessuno posa indagare o immaginare chi sarà la figura che accompagnerà questa esperienza.

Questa decisione è maturata per uno dei fondamenti del mio lavoro, una delle regole chiave che non tradisco mai ovvero che l'unico modo che ho per rispettare il diverso ed il nuovo e non immaginarlo.

Per questa ragione vi chiedo di non immaginare di presentarvi all'appuntamento  con  spirito di curiosità e condivisione.